Il gioco del Doppelgänger

Il gioco del Doppelgänger fa parte di una serie di giochi inventati con i bambini nell’ambito del laboratorio di Improvviso Educativo realizzato presso la scuola dell’infanzia di Monte Marenzo (LC), sono esericizi che si possono proporre ai bambini in vari contesti e anche come giochi fuori da qualsiasi percorso.

Entro a scuola vestito da cacciatore. Ho baffi arricciati e sopracciglia verdi disegnati in faccia e un fucilino giocattolo con un fiore che sbuca dalla canna. Il personaggio si chiama CiccioTore, detto Ciccio e i bambini lo trovano molto simpatico e divertente, un tipo genuino, amante della natura e spiritoso.

CiccioTore, detto Ciccio

CiccioTore è amico e corrispondente del Lupo Giramondo, che si trova in giro per il mondo a scoprire le diverse culture e le loro manifestazioni artistiche. Ogni incontro è basato su notizie ricevute dai diversi paesi del mondo che il Lupo attraversa, per raccontare ciò che ha scoperto.

Voglio portare ai bambini il concetto di “estetica” e mi invento che oggi, il Lupo, è andato in Germania a studiare l’opera del signor Baumgarten (Alexander Gottlieb Baumgarten, uno dei padri filosofici del concetto).

Esercizio 1: raccontare ciò che è bello e ciò che è brutto

Per introdurre i bambini al discorso estetico semplifico iniziando a ragionare su ciò che è bello e ciò che è brutto, perciò, come prima attività, chiedo loro di raccontare cose belle e cose brutte, nella loro esperienza.

Poi mi viene in mente una parola che associo all’estetica, non so perché, studiata ai tempi del liceo: weltanschauung, forse perché é tedesco, forse perché la mia professoressa di italiano una volta era andata a sentire letture di poesia in tedesco senza capirne una parola, ma spiegava che, in fondo, la poesia è musica e la musica si capisce comunque.

Forse perché ha a che fare con il punto di vista da cui si osserva il mondo e può avere a che fare con l’estetica e allora propongo un secondo esercizio.

Esercizio 2: cosa vedo nella “weltanschauung“?

Vado verso la porta chiusa che collega il salone dove siamo con il corridoio e le aule dei bambini, apro uno spiraglio di pochi centimetri e invito i bambini, uno per volta, ad avvicinarsi e a dire cosa vedono nella “weltanschauung“, cioè nella fessura aperta tra la porta e lo stipite.

Bambini che si godono una weltanschauung.

Ci sono molte cose da notare, zainetti, i disegni appesi nelle aule, la porta del cortile, la bidella che passa, una mosca, e così via. Li invito a notare il più possibile oggetti e nuovi elementi.

Qualcuno inventa che c’è anche un unicorno, dando il via ad una variazione del gioco che diverte molto i bambini e che apre all’immaginazione. Ora qualcuno vede un appendiabiti e qualcun altro vede una scimmia. Tutti ridono.

Terreno fertile

Racconto il percorso dell’incontro dall’inizio perché credo che il gioco finale, che ha catturato l’attenzione dei bambini e che ha preso gran parte del modulo fino alla sua conclusione (e sarebbe continuato ben oltre), sia frutto della preparazione del terreno, della miscela di proposte, tra i miei suggerimenti e le elaborazioni dei bambini, un intreccio tra l’ambientazione germanica, il gioco della porta, la dimensione del bello e del brutto e l’indicazione che a un certo punto Ale ha espresso rispetto al fatto che dall’altra parte della porta ci fosse un bambino uguale a lui.

Quando ero alle scuole medie, il mio professore preferito, che forse non a caso si chiamava con due nomi invece che con nome e cognome, Michele Raffaele, aveva consigliato una serie di libri che ancora ricordo con passione. Tra questi c’era una ricerca di Piero Angela sul mondo dei fenomeni paranormali:

Libro di Piero Angela, Viaggio nel mondo del paranormale
Il testo di Piero Angela che ha segnato il mio rapporto con la parapsicologia: ci credo o non ci credo?

L’idea di paranormale mi sembra perfetta da associare ai giochi di immaginazione dei bambini, non c’è spiegazione scientifica ai fenomeni nei quali si immergono per divertimento e la loro immersione in un’idea fantastica è totale (forse è quello che è successo ad Alice quando si è fatta un giro piuttosto lungo nel paese delle meraviglie).

Ecco da dove arriva lo spettacolo animazione di invito alla lettura che ho elaborato con il nome di “Senza Aprirli” e sottotitolo “un esperimento di telepatia teatrale” basato sull’improvvisare le storie che i bambini percepiscono maneggiando un libro chiuso e guardandone la copertina!

Comunque, il testo di Piero Angela si collega al fenomeno del Doppelgänger. E qui veniamo al gioco teatrale di parapsicologia che i bambini hanno sviluppato.

Esecizio 3: Il gioco del Doppelgänger

Doppelgänger è parola tedesca che vuol dire “doppio viandante”, nel senso di “bilocato”, cioè una persona che è in due posti contemporaneamente. Si tratta di un’elaborazione del concetto di “sosia”, di “doppio”, di un alter ego che vive nel mondo e che è possibile incontrare, fisicamente.

Dico ai bambini che Ale sta parlando del Dopplghengar (così si pronuncia, non chiedetemi come faccio a saperlo, non ho studiato tedesco ma ho imparato a dirlo, credo per un altro laboratorio teatrale) e che ciascuno di noi ha un doppio, da qualche parte nel mondo e che è possibile incontrarlo.

Spiego che dietro la porta potrebbe esserci un altro Ciccio, come me, ma diverso.

Per non perdere tempo in spiegazioni concettuali, mi dirigo verso la porta che va alla mensa. Chiedo ai bambini se vogliono che la apra per vedere se c’è un altro CiccioTore. Sono incuriositi e vogliono vedere cosa succede, lo capisco dal silenzio che è sceso nella stanza, vogliono provare se quello che ho detto è vero, seppure nel gioco.

Apro un po di weltanschauung, sbircio e grido, restando attaccato alla porta: “eeeh! c’è qualcuno?”

Sbircio di nuovo e questa volta, facendo una voce più roca e con un timbro più basso, grido nella fessura aperta: “cosa c’è? cosa vuoi? non vedi che sto andando al gabinetto?”

Mi rivolgo ai bambini seduti in fondo alla sala, mostro una faccia sbalordita, loro rispondono con espressioni di stupore, si accendono, sento che il gioco ha qualcosa di potente, chiedo se vogliono che io vada di là a vedere, li avviso che potrebbe tornare quell’altro, invece che io, perché due uguali non possono esistere contemporaneamente.

“Vai a vedere!” gridano eccitati.

Apro la porta, entro nel corridoio e la richiudo alle mie spalle, lasciando uno spiraglio. Invento un dialogo a due voci che i bambini sentano bene, un po’ di conflitto su chi deve tornare di là. Poi rientro nella sala, senza parlare. Bambini in sospeso, aspettano. Li guardo. Silenzio.

Raffigurazione del doppio in un fotomontaggio di presentazione del dramma Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde (1887)

“Ma voi chi siete?” dico finalmente.

Qualcuno ride, qualcuno è preoccupato, esplodono le domande “tu chi sei?” “sei CiccioTore?”.

Dico che non so chi siano e che ho chiuso quel tipo uguale a me nel gabinetto.

Dopo qualche scambio di battute inizia una certa confusione, ne approfitto per dire che non sopporto il baccano e che gli rimando quell’altro. Vado fuori dalla porta e rientro come il vero CiccioTore “che bello rivedervi, meno male che se n’è andato, era proprio antipatico”. I bambini esultano, qualcuno si alza per abbracciarmi.

Ora vogliono provare ad andare anche loro a vedere se c’è “quell’altro” oltre la porta. Non l’altro cacciatore, l’altro bambino uguale a loro.

Si alza Samuele, uno che spesso indossa la maglia della Juve, ripete quello che ho fatto io, va alla porta, apre, entra, chiude e riesce con sguardo strano, poi chiede “voi chi siete?”. I bambini ridono, il gioco è avviato, dico che bisogna fare qualche domanda per capire se è quello vero o quell’altro, qualcuno chiede “tu tieni alla Juve?” e Samuele risponde “no”. “Ti chiami Samuele?” “No”. Sono elettrizzati.

Chiedo a Samuele di tornare di là e di far tornare quello vero, lui saluta, apre la porta, esce, riapre e riappare sorridente, “sei Samuele?” chiede qualcuno, “si sono io” risponde. In tre o quattro amici si alzano e vanno ad abbracciarlo sollevati.

Dopodiché tutti hanno voluto fare il gioco del Doppelgänger.

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