La statua della libertà che fa il dito medio

I bambini mi hanno insegnato il dito medio

Lettura in 8 min

È un tema ricorrente: ogni volta che faccio un laboratorio teatrale, dalla scuola dell’infanzia (pre-pre-pre-adolescenza?) alle scuole superiori, c’è sempre qualcuno che ce lo infila e siccome, spesso, entro in classe da personaggio socratico (spaventapasseri, AI da programmare, ecc.), cioè uno che non conosce nulla della vita umana, a volte bambini e ragazzi mi hanno insegnato “il dito medio”.

Il gesto proibito

Credo che generalmente, a scuola, sia proibito da varie regole fare il dito medio. Il problema viene semplificato facendo coincidere il gesto con una incarn(eoss)azione della parolaccia “vaffanculo” (questo me lo hanno spiegato i ragazzi della quinta elementare).

Foto di Cindy Parks da Pixabay

La questione però è più complessa. Sia per la storia del gesto, che sembra avere origini pre-umane (usato dalle scimmie?) e trova testimonianze a partire dall’antica Grecia, sia per l’uso che le persone, e in particolare i ragazzi nei miei laboratori, ne fanno.

La foto che Gemini ha creato per me, per l’immagine di copertina di questo post ne è l’emblema e per generarla ho usato una descrizione della posizione che ha realizzato una ragazza di seconda superiore, con il proprio corpo, durante una sessione di teatro immagine (clicca il link se non sai di cosa si tratta).

Lontane origini

Per una piccola escursione storica puoi dare un’occhiata qui.

Il gesto è molto diffuso e, a seconda del contesto, assume significati e importanza molto diversi. Questione culturale.

L’ambiente delle scuole superiori, per come l’ho conosciuto in questi anni di laboratori teatrali, è piuttosto repressivo e autoritario. Alcuni insegnanti arrancano faticosamente sul campo di battaglia a colpi di urla intimidatorie, minacce e raffiche di note (non a salve).

Foto di Miroslavik da Pixabay

Succede spesso nelle classi di istituti tecnici professionali, dove si concentrano i ragazzi problematici. Problematici vuol dire quelli che sono costretti ad andare a scuola, quelli che hanno famiglie incasinate e vite affettive sconvolte, stranieri da poco arrivati in Italia e stranieri nati in Italia, bocciati, certificati, e così via.

Naturalmente siamo in un ambito dove il pregiudizio imperversa e dove spesso i docenti si barricano dietro il ruolo e dietro il programma, per paura di incontrare la vita delle persone.

Raccolgo questi elementi perché il dito medio si alza in questa semiosfera e nell’ultima classe in cui ho lavorato, è stato associato al tema della libertà e della ribellione.

L.O.V.E.

Libertà, Odio, Vendetta, Eternità.

È il titolo di una dibattuta opera dell’artista Maurizio Cattelan: la scultura di un dito medio alto più di due metri che si trova in piazza degli Affari a Milano, di fronte a Palazzo Mezzanotte.

In realtà le dita che non si vedono sono “erose”, rovinando un saluto fascista, ma guarda caso, tra tutte quelle che potevano resistere, proprio il medio sopravvive e non a caso.

Foto di Ralf Steinberger CC BY 2.0,

La cultura e la morale di nuovo pesano sul senso e sulla presenza del gesto, ancorché opera d’arte, visto che ai tempi dell’installazione, una parte politica e culturale milanese ne aveva chiesto la rimozione subito dopo un primo periodo di esposizione.

Per rispondere alle protesete, sembra che il critico Philippe Daverio avesse proposto di trasferire l’opera a Bologna, città “più spiritosa” e “più adatta” ad accogliere il “gesto ironico” dell’artista padovano.

Oggi la scultura è ancora lì, comunque.

Ecco cosa emerge dalla vicenda: rigidità culturale, mancanza di elasticità e apertura mentale, strumentalizzazione politica e moralismo di facciata.

Forse lo stesso problema che affligge la scuola italiana odierna (fatti salvi molti ottimi insegnanti che ho avuto l’onore di incontrare e che resistono nonostante tutto).

Quando entro in classe, spesso la/il docente ammonisce preventivamente: “mi raccomando, cerchiamo di non fare come al solito una brutta figura!”

Occasione educativa

L’apparire del gesto, soprattutto in un contesto educativo, può essere occasione di riflessione, confronto, crescita e scambio.

Non è un caso, quindi, che nella classe dove ho visto rappresentare la stuata della libertà con il dito alzato, subito dopo, altri ragazzi hanno iniziato ad usare il gesto, sentendosi più liberi di osare, anche in presenza dei docenti.

Non è un caso che nel raccogliere, in un momento successivo di lettura delle rappresentazioni, i temi da sviluppare per lo spettacolo finale, pur non apparendo il dito, ci sia stata la ricorrenza della parola “ribellione”.

Foto di Ben Frieden da Pixabay

Educare alla “ribellione” vuol dire anche ispirare bambini, ragazzi e giovani ad interrogarsi e a prendere posizione rispetto ai valori della vita. Aiutare a cercare un equilibrio tra obbedienza e obiezione. Fare i conti con la violenza e con l’obiettivo costante di poter esprimere liberamente il proprio pensiero.

Il dito medio di Galileo

E nel cercare informazioni sul dito medio arriva Caparezza con un brano intitolato al dito medio di Galileo Galilei. Famoso medio trafugato dalla salma ed ora esposto al museo Galileo di Firenze come profana reliquia.

Foto di Jason Gessner CC BY-SA 2.0

La canzone prende spunto dal macabro furto per creare un’invettiva contro il conformismo, il qualunquismo e la superficialità delle persone categorizzate tra i babbei (se vuoi leggere il testo integrale si trova qui).

Di nuovo uno sguardo ironico sul tema della ribellione ai luoghi comuni, all’ipocrisia, all’appiattimento dell’umanità in nome di obblighi e dogmi.

Per chi vuole ascoltare la canzone… (attenzione liguaggio esplicito):

Una nuova pletora di uomini pecora
con i lupi se ne va senza remora
priva di identità, omini di Legoland la cui regola
è obbedire come un vero clan

Mi fa venire in mente una docente di scuola superiore che, in assoluta buona fede, quando sono entrato in classe, durante il primo esercizio di presentazione e di scioglimento del clima per permettere al gruppo di attivare la creatività, per mostrarmi che aveva già spiegato “il teatro” ha freddato la classe, che stavo iniziando a riscaldare, chiedendo che qualcuno me lo raccontasse e spiegasse, “visto che lo hanno appena studiato!”

Qualcuno doveva spiegarmi il concetto di teatro, a partire dall’Antica Grecia, passando per Goldoni.

Mi sono venuti un po’ di brividi. Ho chiesto alla docente di permettere che l’esercizio potesse proseguire e che avremmo sperimentato il senso del teatro durante il laboratorio.

Perché fissare il teatro in una definizione? Perché obbligare tutti ad una visione univoca e riduttiva?

Un dito spettacolare

Le possibilità espressive legate al dito medio sono impensabili, ne è prova una esilaranta performance degli The Umbilical Brohters (un duo comico Australiano fenomenale) completamente basata sulla mimica del dito medio:

Una prova attoriale basata sul dialogo con il pubblico, fisica, coordinata, affiatata basata sul dito medio è meno teatro di una commedia di Goldoni?

Il controverso dito appare quando propongo di lavorare con il corpo e consiglio di fare teatro superando il concetto di recitare, puntando all’idea di agire, sulla scena.

Io penso che il teatro sia la libera possibilità espressiva di ciascuno.

Un dito protetto dal primo emendamento

Negli Stati Uniti, fare il dito medio è generalmente considerato una forma di condotta espressiva o simbolica protetta dal Primo Emendamento della Costituzione, che garantisce la libertà di parola e di espressione.

Ce lo racconta il professore di diritto statunitense Ira Robbins in un testo dal titolo Digitus Impudicus: The Middle Finger and the Law, pubblicato sulla U.C. Davis Law Review, nel quale spiega approfonditamente la sua tesi.

L’immagine di copertina non è solo frutto di una descrizione fatta all’AI per creare un’immagine provocatoria. L’uso del dito medio, con le dovute eccezioni legate al contesto, è un atto di espressione personale.

La reazione a questo segno/simbolo fa la differenza, soprattutto in un contesto educativo e di età evolutiva.

Alcuni consigli per i genitori (ma valgono anche per docenti, educatori, catechisti, suore, istitutori, ecc.) si possono trovare qui.

Dice il famoso e inflazionato proverbio: “Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”.

È necessario fare uno sforzo per non fermarsi all’offesa, alla volgarità, alla provocazione, alle buone maniere, alla “buona educazione”, bisogna andare oltre il dito e scoprire a quale ricerca di libertà appartiene.

Esercitarsi ad offendere

In un altro articolo parlerò di esercizi basati su parolacce e offese. Sperimentare queste dinamiche in ambito teatrale permette di lavorare sulla relazione di scena e su alcune barriere che bloccano l’improvvisazione (e la vita?).

E mi sono messo pure nei guai, quando ho proposto questo tipo di esercizi in una scuola privata cattolica.


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