Il personaggio famoso può essere anche un compagno di classe?

Il personaggio famoso può essere anche un compagno di classe?Lettura in 10 min

Quando è arrivato il suo turno per entrare in scena, nel gioco/esercizio Il personaggio famoso, con occhio furbo e prevedendo già un nuovo tipo di divertimento, un ragazzo di secondaria di primo grado mi ha chiesto: il personaggio famoso può essere anche un compagno di classe?

Il dialogo

Spesso i miei articoli sulle esperienze vissute nei laboratori teatrali nelle scuole prendono il titolo da una domanda che ad un certo punto dell’incontro mi ha rivolto qualche ragazzo partecipante, come nel caso della bambina che mi ha domandato “Ma Capitano Uncino lo deve per forza fare un maschio?”.

Visto che il mio lavoro è basato principalmente sul dialogo, che è uno scambio, in ogni contesto cerco di ascoltare e considerare tutte le proposte dei partecipanti.

Uno dei miei riferimenti in tema di dialogo.
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E visto che promuovo l’improvvisazione come attitudine nella vita, quale occasione migliore per integrare la proposta dei partecipanti e rendere l’incontro davvero personalizzato, su misura per quel gruppo di lavoro, abbandonando la mia scaletta predefinita.

Di seguito presento la variazione suggerita dal quel ragazzo, che ha poi aperto la strada ad una serie di evoluzioni impensabili.

Fama di classe

Quando gli ho risposto “ok”, il ragazzo è entrato in scena, ha assunto una posizione fisica e un’espressione particolare e ha dichiarato “Io sono Lorenzo!”. Risata istantanea dei presenti, Lorenzo spalanca gli occhi.

Lorenzo è un compagno di classe. Tutti sanno chi è, lo possono osservare per molte ore ogni mattina, qualcuno ci hanno parlato, lo hanno sentito raccontare quello che fa oltre la scuola, forse si conoscono da prima, forse si frequentano e condividono altri pezzi di vita.

In un certo senso, Lorenzo, per i suoi compagni, è un personaggio famoso, più famoso di Elon Musk, di cui conoscono qualche mediatica rappresentazione.

Un compagno di classe può essere famoso per le sue espressioni facciali quando gioca a basket. (Foto di Keith Johnston da Pixabay)

Essere famoso, vuol dire essere conosciuto. Ogni persona della classe, visto il contesto di convivenza e le occasioni di agire sotto lo sguardo degli altri connaturate alla vita scolastica, ogni persona della classe può essere un personaggio famoso per gli altri.

I primi ad entrare in scena per rappresentare “cose” di Lorenzo sono stati quelli più legati a lui:

  • io sono la sua PS4!
  • io sono la sua passione per i videogiochi!
  • io sono il suo joypad rotto, dopo che lo ha scagliato contro il muro!
  • io sono il pelo del suo cane sul letto!
  • io sono i giochi che sua sorella lascia sul pavimento!
  • io sono le urla di sua madre quando non vuole spegnere la console!

e così via.

Il mondo di Lorenzo, per quello che la classe conosce, appare per rapide pennellate. Chi lo conosce per qualche motivo fa apparire gli elementi per cui si ricorda di lui, i motivi per cui è famoso, considerato.

Questo gioco permette alla classe di presentare i propri componenti attraverso il punto di vista degli altri, uno specchio multiplo, un’immagine di elementi essenziali.

C’è poi sempre quello un po’ egocentrico o che deve fare l’originale e allora entra in scena dichiarando “io sono me!”, ma il gioco non cambia.

Problemi di privacy

Questa dinamica è delicata, perchè a volte può rivelare questioni personali e private che il protagonista non si aspetta. Può diventare occasione per i componenti del gruppo classe, per far emergere un problema con la possibilità di affrontarlo insieme o almeno di porre un confronto.

Una ragazza con la faccia pixelata per motivi di privacy
Il gioco di improvvisazione è a contenuto libero, temi personali reali e finzione scenica si intrecciano e appaiono in un equilibrio delicato. Foto di Tumisu da Pixabay

Nell’improvvisazione teatrale, ciascun partecipante è libero di portare qualsiasi tipo di contenuto all’attenzione del gruppo, non c’è un limite dato a priori, c’è il gioco dei confini che ciascuno sente rispetto a sé in quel contesto.

Qualcuno porta vestiti ed elementi di arredamento, qualcuno porta atti di autolesionismo e canzoni malinconiche, qualcuno porta preferenze alimentari e libri e qualcun altro inscena pratiche sessuali e questioni politiche.

Così in una classe prima di secondaria di secondo grado (superiori) una ragazza è entrata in scena gridando: “Io sono le canne che Luca si fuma ogni mattina prima di entrare a scuola!”.

Le canne di Luca

Luca, quando la sua compagna è uscita con questa affermazione, si è fatto una risatina imbarazzata. Poteva anche essere uno scherzo, un’invenzione per il gioco teatrale, una metafora per dire che la mattina arriva a scuola e sembra un drogato.

L’esperienza delle droghe può nascere da diverse motivazioni personali e sociali, vale la pena aprire il confronto con i ragazzi, dare informazioni e invitare alla consapevolezza. Foto di Kinodel da Pixabay

Invece la questione è diventata subito molto più seria. Perché il resto del gruppo ha inziato a commentare: “ma è vero?” ha chiesto qualcuno, “si, lo sanno tutti” hanno risposto altri, “fatevi i c***i vostri” si è sentito in sottofondo.

Questo gioco fa parte della propedeutica e della fase di presentazione e conoscenza iniziale. Il corpo inizia a cambiare forma, si entra in scena sotto lo sguardo di un pubblico, io inizio a capire chi sente imbarazzo e chi no, emergono molti elementi sull’attitudine teatrale dei presenti.

Nel contempo emergono i vissuti e i temi che animano il gruppo in quel periodo e ogni partecipante è, più o meno, libero di scegliere quale elemento proporre all’attenzione degli altri.

Rappresentare gli elementi per cui, nel bene e/o nel male, un compagno è famoso per la classe, è l’opportunità per tutti di confrontarsi su un tema, che siano anche solo le ciabatte di casa, è momento favorevole per uno scambio e per tessere relazione.

Così, all’apparire sulla scena delle “canne” di Luca, la discussione si è accesa e il gioco iniziale è passato in secondo piano,

Una richiesta di aiuto

Ho pensato: l’amica di Luca, preoccupata per lui e incapace di aiutarlo da sola, ha approfittato del gioco per chiedere al gruppo classe una mano per farlo riflettere e per farlo desistere dal continuare a farsi canne prima di entrare a scuola.

Non è l’unica interpretazione, ma, di fatto, è una delle possibilità.

Trattandosi di un laborataorio in tema di cyberbullismo, l’insegnante, ha preferito lasciare i ragazzi a lavorare da soli con me, per consentire una maggiore libertà di espressione. Quindi la fama di Luca è stata portata anche alla mia attenzione.

Daniel J. Siegel, uno psichiatra statunitense esperto in pediatria e adolescenza, invita gli adulti a pensare l’adolescenza come un momento in cui i ragazzi prendono autonomia, mantenendo la relazione con i “grandi”, non devono essere lasciati a loro stessi, va cercato e mantenuto un equilibrio di dipendenza reciproca, di dialogo.

L’adolescenza come occasione per “fiorire”, non una follia ormonale, non una fase transitoria da superare velocemente, non una crescita solitaria
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Gli effetti educativi di questa situazione sono molteplici:

  • la possibilità di aprire un confronto di gruppo sui temi dell’uso e abuso di sostanze;
  • il tema del disagio personale e in particolare, quello di un compagno di classe;
  • la possibilità di interpretare e dare voce ad un oggetto, sondandone, in modalità teatrale, i sensi e i significati.

Io ho raccolto l’elemento e ho potuto parlarne con l’insegnante, la quale conosceva già la situazione.

Anche la classe ha potuto prendere parola sul tema per affrontarlo allo scoperto, in un confronto più o meno libero.

Credo sia peggio, quando le fatiche personali restano sommerse e inespresse, continuano a rodere di nascosto, fino a quando esplodono in qualche comportamento distruttivo per sé o per gli altri.

Il collo di Maurizio

Nello stesso gruppo classe, in una manche successiva, il personaggio famoso portato in scena è stato Maurizio (nome inventato).

Maurizio era famoso per degli evidenti segni portati con orgoglio sul collo, l’avevo notato subito, entrando in classe.

Un uomo che indossa una camicia bianca sul colletto della quale è stampato il segno di rossetto lasciato da un bacio.
La scoperta dell’affettività e della sessualità si manifesta in molti modi. Foto di Tumisu da Pixabay

“Io sono i succhiotti sul collo!” ha gridato il primo attore entrato sulla scena.

“Io sono le corna che mette alla sua ragazza!” si è precipitato un secondo attore.

In tutto questo, Maurizio, presente e attento ad osservare gli elementi per cui la classe lo riteneva famoso, mostrava un sorriso che mi sembrava soddisfatto e orgoglioso. Tanto che si è messo a scherazare sul fatto che la fidanzata non sapesse nulla delle corna.

A questo punto, di nuovo, il gioco si è fermato. La questione è diventata subito seria: alcune amiche della fidanzata hanno inziato a protestare, alcuni amici di Maurizio hanno iniziato a fare il tifo per lui, la situazione si è surriscaldata subito.

Il confronto nel gruppo

Quale occasione migliore per esplorare con il gruppo temi educativi fondamentali come lo stereotipo di genere, l’affettività, la sessualità, il possesso, la gelosia, il tradimento, l’amore e l’odio?

Il progetto generale proposto a varie classi delle scuole superiori del territorio era sul tema del Cyberbullismo e il tradimento nella coppia è risultato essere uno dei più diffusi moventi di vendetta, realizzata anche online con il revenge porn.

La dinamica teatrale, attraverso ruoli e personaggi pone un filtro e può aiutare i ragazzi a essere nella storia e nel contempo a guardare da una certa distanza.

Dare spazio e tempo ai ragazzi per confrontarsi su tematiche importanti per la loro crescita è un investimento che porterà frutto per tutta la vita. Foto di Dim Hou da Pixabay

Questo vuol dire poter sperimentare sulla scena, poter esprimere e portare all’attenzione del gruppo, poter riflettere, condividere e aumentare consapevolezza riguardo a dinamiche di relazione umane.

Spesso il mio lavoro consiste nel facilitare il confronto e lo scambio sui temi emersi, proponendo esercizi e improvvisazioni che permettano di compiere un percorso espressivo utile alla crescita personale e di gruppo.

Ma l’elaborazione che i ragazzi fanno degli strumenti che metto a loro disposizione è sempre una sorpresa che va oltre il risultato sperato.

Basta creare per loro una scena, che vuol dire lasciare, dare spazio: perché possano esprimersi liberamente, per ascoltarli e per non fargli sentire che non sono soli.

L’incontro tra persone dal vivo, in presenza, in un luogo fisico, con un contatto, con uno sguardo, con il clima sereno va difeso e deve essere mantenuto come proposta fondamentale per la crescita delle nuove generazioni. #pubblicità -> Acquista su Amazon

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