“Ma questa è poesia!” Il diritto di cambiare idea

Nel 2014 ho lavorato ad un progetto, in una scuola secondaria di primo grado di Lecco, che promuoveva la lotta allo stereotipo di genere, si chiamava: Maschere Nude.

Il titolo è preso a prestito dalla raccolta dei testi teatrali di Luigi Pirandello, e segna il tema della ricerca della propria identità a confronto con le maschere sociali, il ruolo, lo stereotipo e il pregiudizio.

La frase di F., che fino a un momento prima di pronunciarla aveva creato non poca confusione chiaccherando, forse anche a tema, con i compagni limitrofi, la frase, dicevo, mi è sembrata incredibile.

L’esercizio proposto a tutti i ragazzi era di poter segnare sul proprio quaderno, dopo aver diviso un foglio in due colonne, stereotipi riguardo agli insegnanti: “tutti i professori sono…” nella prima colonna, “tutte le professoresse sono…” nella seconda.

Terminato il tempo per compilare le colonne, ho chiesto che, a turno, ognuno leggesse quello che aveva scritto.

A., un ragazzo del gruppo, sembrava molto eccitato al pensiero di poter finalmente esprimere il proprio pensiero sugli insegnanti. Nel momento di scrivere le parole, aveva anche chiesto se fossero ammesse parolacce o espressioni volgari.

Questa richiesta aveva innescato una serie di risatine e di teste che annuivano tra loro, come per dire “lo fa, lo fa, tra poco ci divertiamo”.

Dopo che tutti i compagni avevano letto le parole scritte, e dopo che i componenti del gruppo avevano espresso serie considerazioni sul tema proposto, è stato il turno di A.

Tra le sue espressioni, non c’era niente di volgare, niente di offensivo.

Aveva cambiato idea e, invece che attenersi al suo iniziale proposito provocatorio e al suo evidentemente tradizionale ruolo da sbruffone, aveva deciso di completare l’attività seriamente.

I compagni vicini si sono risentiti. La promessa di volgarità, di qualcosa oltre le righe, di qualche stupidata per ridere e scherzare era stata tradita da un assestamento al clima impegnato del gruppo.

Hanno provato ad insistere, a fare in modo che A. confermasse la propria maschera. Allora sono intervenuto.

Ho fatto notare che in questo esercizio, nessuno doveva sentirsi obbligato a dire o a fare niente e che una persona deve essere libera di poter cambiare idea, posizione, che nessuno dovrebbe essere costretto ad usare parole che ha deciso di abbandonare.

È stato proprio alla fine della mia spiegazione che F. stupefatto, è uscito con la sua affermazione: “Ma questa è poesia!”

Ho capito subito a cosa si riferisse, ma non ci credevo abbastanza e gli ho domandato conferma.

“È una cosa bellissima, mai sentita” è stato quello che, più o meno, mi ha risposto.

Ribadire la libertà di esprimere il proprio pensiero e di cambiare idea è “poesia”.

Parola di un ragazzino di 11 anni.

(Durante il progetto un ragazzo ha scritto autonomamente una canzone rap, gli ho chiesto se gli andava di registrarla da un amico in uno studio professionale, per chi volesse ascoltarla e vedere alcune immagini del progetto…)

Maschere – il brano rap di Eric Esposito che ha raccolto il senso del progetto

Categories:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Clicca la copertina e valuta l’acquisto…
Improvviso Educativo libro

Vai al sito della casa editrice La meridiana per valutare l'acquisto

Pace, Carote, Patate: prova tu, a stare su, al buio tutta la notte!
Archivi
La pagina FB
Translate »