Si alzino tutti quelli che…Lettura in 9 min

Indicazioni preliminari

Livello: base

Età: dai 6 anni

Partecipanti: in gruppo.

Abilità: pensiero veloce e capacità di reazione, stare in pubblico, espressività e narrazione autobiografica.

Contesto: prime attività di formazione del gruppo.

Obiettivo: far emergere dinamiche e temi del gruppo, creare connessioni tra i partecipanti, “mescolare” le persone, attivazione corporea.

Tipo: esercizio.

Istruzioni

Il conduttore si posiziona al centro della zona di lavoro, chiede ai partecipanti di creare un cerchio di sedie (no sedie girevoli, no sedie con rotelle) e di sedersi, non ci devono essere sedie libere.

A questo punto il conduttore spiegherà:

“Chi è in centro, per il momento io, deve riuscire a sedersi su una sedia. Per avere delle sedie libere, chi sta in mezzo, dovrà dire ad alta voce una frase: si alzino tutti quelli che… e potrà aggiungere una caratteristica a piacere.

Ad esempio: si alzino tutti quelli che hanno le scarpe bianche.

Le caratteristiche sono le più svariate, è utile iniziare con elementi di abbigliamento o con caratteri del fisico: capelli lunghi o corti, occhi azzurri, ecc.

Tutti quelli che corrispondono alla caratteristica indicata devono alzarsi e, prima possibile, andare a sedersi su un’altra sedia.

A questo punto chi è in centro avrà la possibilità di occupare una sedia rimasta libera e non appena tutti i chiamati in causa si saranno riseduti, un giocatore sarà rimasto in piedi nel mezzo.

Importante: nell’arco di ogni turno, è vietato risedersi sulla stessa sedia.

Se i ragazzi si lanciano sulle sedie con tecniche wrestling, il rischio è che il gioco di Si alzino tutti quelli che… si trasformi in Chi riesce a rialzarsi? Foto di David Campos da Pixabay

Altra indicazione da rimarcare: non si tratta di un incontro di wrestling, nessuno deve rischiare di farsi del male lanciandosi a razzo sulle sedie o ingaggiando combattimenti a mani nude con i compagni per riuscire a sedersi.

Si cammina velocemente, si corre, si cambia direzione, si fa attenzione ai compagni, si sviluppano strategie personali e di gruppo.

Si tratta di un gioco di riscaldamento semplice, di grande successo e che i bambini e i ragazzi chiedono di rifare spesso.

Le caratteristiche

Dopo qualche turno basato su elementi materiali e corporali, se ancora qualcuno non ci avesse pensato, il conduttore può suggerire di nominare caratteristiche legate ad esperienze vissute, comportamenti, gusti, opinioni personali, capacità, tratti caratteriali, e così via.

“Si alzino tutti quelli a cui piace la pizza con l’anans.”

Un bambino gusta una fetta di pizza con ananas
Si alzino tutti quelli che… amano la pizza con l’anans ?!?!

“Si alzino tutti quelli che sono permalosi”

“Si alzino tutti quelli che sanno andare a cavallo”

Pensiero veloce e capacità di reazione

Questo esercizio allena i partecipanti a velocizzare il collegamento tra sè e la caratteristica indicata e allena la capacità di reazione rapida ad uno stimolo verbale e di significato.

Il conduttore invita chi sta in centro a non pensare troppo, a indicare le prime cose che vengono in mente, partendo dall’osservazione di sé, dei compagni e dell’ambiente circostante.

Espressione e narrazione autobiografica

L’esercizio Si alzino tutti quelli che… è un “minimo” teatrale: un gruppo di spettatori e una persona in scena, con una micro-parte da improvvisare sul momento.

Chi sta in centro attinge elementi da proprie esperienze: possono apparire tratti autobiografici, piccole narrazioni e vissuti personali. Il corpo agisce e reagisce alla situazione.

Chi si blocca in centro, chi scalpita, chi si agita, chi se la ride, chi si gode il potere di influire sul gruppo.

Il corpo di chi sta in centro parla, racconta, esprime.

Al centro dell’attenzione

L’esercizio permette anche di fare il bagno di sguardi, di stare al centro dell’attenzione, di essere in pubblico, attore solitario sulla scena esposto agli spettatori.

Un allenamento importante: la concentrazione sull’obiettivo del gioco permette ai partecipanti di superare il disagio dell’imbarazzo e della vergogna.

Non c’è un altro modo per imparare a stare in pubblico se non provando e riprovando a starci.

Un bambino in imbarazzo per essere stato interpellato dall'insegnante
Si alzino tutti quelli che… hanno paura di essere interrogati!

Serve anche per affrontare le interrogazioni scolastiche, la presentazione di ricerche e altre attività di esposizione orale di fronte a tutta la classe e, un domani, colloqui di lavoro, esami universitari, presentazioni in equipe di lavoro, dichiarazioni d’amore, concerti negli stadi…

Un altro esercizio proposto da Viola Spolin, semplicissimo, permette di allenare questa capacità: Stare di fronte agli altri.

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La dinamica di gruppo

L’esercizio può essere proposto come mera attività di riscaldamento e di mescolamento dei componenti del gruppo.

Tuttavia, ogni indicazione di caratteristica, oltre al movimento richiesto dalla regola di gioco, innesca nei partecipanti una serie di processi di reazione al significato degli elementi proposti.

Prendono evidenza, inoltre, le dinamiche del gruppo e le attitudini espressive e relazionali dei singoli.

Il dispositivo diventa quindi occasione per esplorare vari livelli.

Per i bambini più piccoli, prevale il lato del movimento e delle caratteristiche più semplici e pratiche.

Anche se il solo fatto di creare e mantenere un cerchio non è attività da dare per scontata: ne parlo più approfonditamente nell’articolo Fate un cerchio (in arrivo).

Man mano che si sale con l’età, le questioni diventano, dal punto di vista educativo, più gustose.

Ci sono persone che fanno apposta a restare in centro, vogliono l’attenzione di tutti i presenti, hanno in mente di provocare il gruppo con caratteristiche particolari e vogliono vedere la reazione (soprattutto quando anche gli insegnanti e il conduttore partecipano). Questo approccio permette di condividere esperienze con il gruppo, anche intergenerazionali.

Due bambini litigano per sedersi su una sedia
Si alzino tutti quelli che… vogliono sedersi.

Chi è timido e non ama la scena scatta molto velocemente e cerca subito di ritrovare una sedia e, se si trova al centro, arrossisce, si presenta il tema delle emozioni.

Ci sono ragazzi che si accordano per continuare a scambiarsi tra di loro, tra due sedie contigue, sviluppano collaborazione e strategie condivise (anche se fanno di tutto per non rimanere nel mezzo: non vogliono perdere? eccesso di competitività?)

Un insegnante seduto in un angolo in osservazione o integrato tra i partecipanti può cogliere dinamiche nuove e sorprendenti.

Mi è rimasta impressa un’osservazione, credo sia di Mario Lodi, che ho conosciuto anni fa grazie a questo libro:

Un maestro “non noioso”, pensiero raffinato sulla pedagogia e sull’educazione dei bambini: creatività, libertà, autonomia, curiosità, un incontro fondamentale per il mio modo di lavorare con l’infanzia.
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I bambini e i ragazzi che vediamo seduti al banco durante le lezioni non sono gli stessi che corrono, giocano e si esprimono liberamente durante l’intervallo, nei corridoi, in cortile.

Il gioco è il contesto liberatorio, è l’occasione dell’incontro autentico. Sempre che non capiti l’insegnante che a un certo punto grida istericamente Ma la volete capire che non è un gioco?!

Spesso i ragazzi chiedono che anche l’insegnante partecipi con loro: gli adulti che frequentano per svariate ore a scuola, fanno parte del gruppo classe? Dove si posizionano nei confronti degli studenti? Sanno stare in equilibrio tra persona e ruolo?

Introduzione ad un percorso tematico

Uso spesso questo esercizio per accompagnare il gruppo verso il tema del percorso.

Nei laboratori con gli studenti delle scuole secondarie, dedicati al tema del contrasto al bullismo e cyberbullismo, dopo qualche giro di caratteristiche fisiche e di abbigliamento, chiedo di nominare caratteristiche legate all’ambiente scolastico e alla classe.

Di seguito, invito chi si troverà nel mezzo ad utilizzare elementi legati al tema:

  • chi ha ricevuto insulti in una chat
  • chi ha creato stickers dei compagni
  • chi si è picchiato con qualcuno

Si tratta di un modo per arrivare al dunque e iniziare a scoprire i vissuti dei partecipanti (naturalmente nessuno è obbligato a rivelare segreti personali, si alza solo chi decide di condividere con gli altri).

Certo, a volte, arrivano i temi tabù: Cose di cui non si parla mai o argomenti imbrazzanti per cui i ragazzi mi chiedono il permesso: “prof. si può dire anche chi ha visto siti pornografici?

Quale occasione migliore per un confronto educativo sul tema? (sempre che poi l’operatore non venga convocato dalla dirigente, su protesta di un genitore per rendere conto dell’attività di educazione sessuale proposta, come mi è successo quella volta che alcuni studenti mi hanno chiesto Prof, lei sa chi è Mia Kalifa?)

Ha fatto lezione sul bullismo parlando di una pornostar?

In questa modalità, il conduttore diventa facilitatore rispetto ai temi del percorso e può aiutare a intrecciare le narrazioni e i vissuti del gruppo, sfruttando il clima giocoso per sviluppare la condivisione e il confronto costruttivo.

Funziona anche con OSS, ASA, infermieri, fisioterapisti, educatori e medici nei percorsi di formazione che propongo sul tema della gestione dei conflitti interpersonali e della comunicazione non-violenta.

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