Indicazioni preliminari
Livello: base
Età: dai 6 anni
Partecipanti: in gruppo, in sottogruppi, a coppie.
Abilità: collaborazione, ascolto, velocità di pensiero, narrazione.
Contesto: prime attività di formazione del gruppo, format per spettacolo principianti, esercizio da riproporre spesso.
Obiettivo: creare una frase, una storia, una narrazione condivisa.
Tipo: esercizio e gioco.
Istruzioni per provare
Nella variante esercizio si chiede al gruppo di disporsi in cerchio, seduti o in piedi.
Gli attori dovranno inventare una frase, una storia, una narrazione tutti insieme, ma ciascuno potrà dire, a turno, solo una parola.
Solo una parola vuol dire: solo una.
Non si fanno eccezioni per parole collegate dall’apostrofo perché uno degli obiettivi del gioco è proprio quello di uscire dai binari comuni, dai cliché, e permettere che ogni parola possa essere una svolta di senso.
Inizialmente si deciderà l’ordine di parola: sarà individuato l’attore che dirà la parola iniziale e quello che dovrà dire l’ultima per finire la storia e si procederà poi in senso orario, antiorario e cambiando la persona iniziale, in modo da far provare a tutti l’ebrezza del foglio bianco e la responsabilità di una degna conclusione.
Per facilitare il lavoro del gruppo (o per complicarlo con una nuova sfida) si potranno dare dei suggerimenti: un titolo, una parola guida, un genere, e così via.
Chiedere di creare un proverbio, una poesia, di creare un discorso in prima persona, un aforisma, una fiaba, le istruzioni per un medicinale, ecc.
Direttore d’orchestra

Si può usare anche la modalità direttore d’orchestra, è il conduttore che decide (ma può andare anche a caso) indicando chi deve parlare.
Questa modalità permette di allenare un’attenzione e un ascolto ancora maggiore, poiché non si conosce in anticipo il momento in cui si dovrà intervenire.
Senza turni
Una variante di questo esercizio, di livello avanzato, da provare dopo essersi allenati con l’esercizio dei numeri (vd. post dedicato) è quello di non decidere chi inizia, chi finisce e nemmeno l’ordine del turno.
Chi vuole può dire la prima parola e di seguito, chi vuole, può proseguire, stando attenti a non sovrapporsi agli altri o a non lasciare pause di indecisione.
Un gruppo allenato lavora come un ensamble musicale in una jam session, calibrando autonomamente interventi e pause.
Gli attori imparano così a sviluppare l’ascolto e l’attenzione per i compagni in scena e ad equilibrare la partecipazione di tutti.
Si arriva così ad utilizzare questo esercizio per improvvisare in scena.
Istruzioni per mettere in scena
Quando si utilizza il gioco come format per uno spettacolo, soprattutto nella fase principianti, i partecipanti saranno schierati in riga sul palco, di fronte al pubblico.
Il turno inizierà dalla prima persona della riga per finire con l’ultima. Poi si potrà invertire la direzione. Si potranno invitare gli attori a scambiarsi di posto, a mischiarsi, ad un dato segnale (bing* o battito di mani o “CAMBIO!”)

Per aumentare il coinvolgimento e lavorare sul gioco di squadra, si potranno creare più schieramenti che si sfideranno a colpi di creazione di storie.
Questo non vuol dire che “vince” chi la spara più strana, più complicata, più originale. Spesso il tentativo di superare gli avversari porta a proposte che mettono in difficoltà i componenti del gruppo: si tratta di una sfida a chi collabora meglio, dove i criteri di apprezzamento sono basati sulla fluidità, sul ritmo, sulla naturalezza e sulla sensazione di ensamble che trapela dalla performance condivisa.
A volte, il conduttore, potrà posizionarsi dietro la schiera e dare la parola toccando, a sorpresa, la spalla degli attori, incrementando ulteriormente la dimensione dell’inaspettato e la dimensione di attenzione.
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